Il Disability Manager come promotore culturale a livello europeo

a cura di Salvatore Salzano

Executive Summary

L’Executive Summary della presente ricerca intende offrire una visione organica, strutturata e approfondita del ruolo del Disability Manager come figura chiave nel panorama europeo della promozione dell’inclusione, della valorizzazione della diversità e della trasformazione culturale nei luoghi di lavoro. Nell’Unione Europea, il quadro strategico delineato dalla Strategia Europea sulla Disabilità 2021–2030 sottolinea con forza la necessità di potenziare i meccanismi che garantiscono pari opportunità, accessibilità universale e piena partecipazione alla vita lavorativa delle persone con disabilità. In questo contesto, il Disability Manager emerge come un attore strategico capace di tradurre valori e principi in prassi organizzative efficaci, sostenibili e misurabili.

La ricerca mette in evidenza come il Disability Manager non sia soltanto un referente tecnico per le politiche di inclusione, ma anche un promotore culturale in grado di incidere sulle narrative interne alle organizzazioni, contribuendo alla costruzione di ambienti più equi, rispettosi e orientati al benessere. Attraverso un’analisi comparata delle buone pratiche europee, la ricerca mostra come tale figura sia progressivamente riconosciuta nei principali Paesi membri, con approcci differenti ma convergenti verso la necessità di professionalizzare la gestione della disabilità in chiave strategica.

Il documento evidenzia, inoltre, le aree in cui il Disability Manager svolge un’azione di maggiore impatto: l’accessibilità dei luoghi fisici e digitali, la gestione dei processi di selezione e carriera, la formazione del personale, l’interfaccia con stakeholders interni ed esterni e la progettazione di politiche aziendali inclusive. Una specifica attenzione è dedicata al ruolo della comunicazione, intesa come leva essenziale per la diffusione di una cultura organizzativa che riconosca la diversità come valore e non come mero adempimento normativo.

La mappatura delle esperienze significative condotta nei vari Paesi europei rivela un panorama variegato, ricco di pratiche eccellenti ma caratterizzato anche da forti disomogeneità territoriali. Da essa emergono opportunità di cooperazione inter-istituzionale e inter-aziendale che potrebbero essere ulteriormente potenziate attraverso linee guida comuni promosse a livello europeo. Il risultato complessivo della ricerca converge verso una raccomandazione principale: investire sulla figura del Disability Manager significa investire sulla qualità del lavoro, sulla competitività e sulla responsabilità sociale, elementi oggi imprescindibili per ogni organizzazione europea orientata al futuro.

Metodologia

La metodologia adottata nella presente ricerca combina un approccio qualitativo, comparativo e multidisciplinare, finalizzato a raccogliere, analizzare e interpretare in modo sistematico dati, modelli organizzativi e pratiche diffuse nei diversi Paesi membri dell’Unione Europea. Il primo livello metodologico è stato quello di una revisione strutturata delle politiche europee, includendo documenti istituzionali, raccomandazioni, normative comunitarie, report di agenzie internazionali e analisi comparative prodotte da organismi specializzati nel campo della disabilità e dell’inclusione lavorativa. Questa revisione ha consentito di delineare il quadro regolatorio entro cui si colloca la figura del Disability Manager e di individuare le principali linee di indirizzo a livello sovranazionale.

Successivamente, è stato condotto un lavoro di mappatura delle pratiche esistenti attraverso l’analisi di studi di caso, report aziendali, pubblicazioni accademiche e materiali divulgativi provenienti da enti pubblici, privati e del terzo settore. Tale attività ha permesso di identificare e selezionare le esperienze più significative, rappresentative sia in termini di innovazione organizzativa sia di impatto sulle politiche di inclusione nei luoghi di lavoro. La selezione dei casi ha seguito criteri precisi quali la replicabilità, la sostenibilità, la multidimensionalità degli interventi e il grado di coinvolgimento delle persone con disabilità nei processi decisionali.

Un terzo livello metodologico ha previsto il confronto trasversale tra i diversi modelli nazionali e aziendali, al fine di individuare analogie, differenze e tendenze emergenti. Questo confronto è stato accompagnato da una valutazione critica degli strumenti utilizzati dai Disability Manager nei vari contesti, con particolare attenzione agli aspetti di comunicazione interna, gestione dei processi HR, accessibilità fisica e digitale e creazione di reti collaborative inter-istituzionali.

Infine, la ricerca integra un’analisi interpretativa finalizzata alla costruzione di raccomandazioni operative. Questo passaggio è stato possibile grazie alla triangolazione delle informazioni raccolte, che ha consentito di evidenziare le aree di maggiore efficacia, le criticità ricorrenti e le opportunità di sviluppo di politiche europee più strutturate e condivise. L’intero percorso metodologico risponde all’obiettivo di offrire un quadro affidabile, approfondito e coerente sul ruolo del Disability Manager come promotore culturale a livello europeo.

Analisi comparata delle buone pratiche europee

L’analisi comparata delle buone pratiche europee in materia di Disability Management rivela una significativa eterogeneità tra i vari Paesi membri, ma allo stesso tempo individua un nucleo di elementi comuni che rappresentano le fondamenta di un approccio efficace e sostenibile all’inclusione lavorativa. La presenza di un Disability Manager dedicato emerge come fattore decisivo, capace di favorire non solo l’inserimento delle persone con disabilità, ma anche una trasformazione più ampia della cultura organizzativa. Nei Paesi del Nord Europa, in particolare, questa figura è standardizzata e integrata nelle strutture HR e di governance, mentre in altri contesti, come nell’Europa meridionale, il suo ruolo è in fase di consolidamento e spesso associato a funzioni più ampie legate al welfare aziendale o alle politiche di responsabilità sociale.

L’analisi comparativa evidenzia come le organizzazioni europee che hanno introdotto il Disability Manager registrino progressi significativi in termini di accessibilità, inclusione nei processi decisionali e miglioramento del clima lavorativo. Tra le buone pratiche più diffuse figurano la progettazione universale degli ambienti di lavoro, i programmi strutturati di accomodamento ragionevole, le politiche di selezione inclusive, le iniziative di formazione obbligatoria rivolte ai manager e la creazione di network interni dedicati alla diversity. In alcuni Paesi, come Germania e Paesi Bassi, il Disability Manager svolge un ruolo essenziale nella mediazione tra lavoratori, datori di lavoro e servizi pubblici, garantendo un approccio coordinato e orientato alla prevenzione.

Nei contesti anglosassoni, l’accento viene posto sulla misurazione dell’impatto e sulla trasparenza, con l’introduzione di audit periodici e indicatori di performance in materia di inclusione. Altri Paesi, come Francia e Spagna, valorizzano maggiormente il ruolo della comunicazione interna, considerata uno strumento fondamentale per sensibilizzare i dipendenti e costruire un senso condiviso di appartenenza. Una buona pratica trasversale che emerge è la co-progettazione delle politiche con le stesse persone con disabilità, che consente di sviluppare soluzioni più aderenti ai bisogni reali e di promuovere un’effettiva cultura della partecipazione.

Dall’analisi complessiva emerge un trend chiaro: le organizzazioni che adottano un modello europeo avanzato di Disability Management ottengono benefici non solo in termini sociali, ma anche economici, grazie alla riduzione dell’assenteismo, al miglioramento della produttività e all’aumento dell’attrattività come datori di lavoro inclusivi. Questo conferma che investire sul Disability Manager significa costruire un ambiente di lavoro più equo, moderno e competitivo, in linea con gli standard europei e con gli obiettivi della Strategia sulla Disabilità 2021–2030.

Mappatura delle esperienze significative

La mappatura delle esperienze significative rilevate nei diversi Paesi europei ha permesso di individuare modelli avanzati, sperimentazioni territoriali e pratiche aziendali innovative, delineando un panorama estremamente ricco e diversificato. La raccolta delle evidenze è stata condotta attraverso un’analisi approfondita di iniziative pubbliche e private, con particolare attenzione ai sistemi che integrano politiche del lavoro, servizi sociali, enti formativi e strutture dedicate al Disability Management. Tale approccio ha consentito di individuare modelli maturi, esempi replicabili e sperimentazioni in evoluzione che contribuiscono a rafforzare la cultura dell’inclusione in Europa.

In Italia, esperienze significative si trovano in contesti regionali come Lombardia ed Emilia-Romagna, dove enti pubblici e grandi aziende hanno introdotto il Disability Manager in modo strutturato. Numerose imprese, tra cui gruppi assicurativi, utility e società ICT, hanno attivato programmi di accomodamento ragionevole e percorsi di inserimento personalizzati. In Germania, il modello dei Schwerbehindertenvertretung (rappresentanti dei lavoratori con disabilità) rappresenta una delle esperienze più consolidate: il Disability Manager opera in sinergia con i comitati aziendali, garantendo un approccio sistemico alla gestione dei casi e alla prevenzione dell’esclusione.

La Svezia si distingue per il forte coordinamento tra servizi pubblici per l’impiego, welfare locale e imprese, con programmi di ritorno al lavoro basati su valutazioni multidisciplinari. Nei Paesi Bassi, la legislazione sulla reintegrazione lavorativa ha contribuito a radicare la figura del Disability Case Manager, che ha un ruolo centrale nei percorsi di accompagnamento e nella collaborazione tra datori di lavoro, servizi sanitari e assicurativi. In Irlanda, il modello è caratterizzato da una forte attenzione alla formazione manageriale e alla standardizzazione delle competenze richieste ai Disability Manager, con programmi nazionali di certificazione e supporto alle aziende.

Il Regno Unito presenta un sistema particolarmente avanzato, basato su programmi come Disability Confident, che coinvolgono migliaia di imprese e offrono supporto continuo all’inclusione organizzativa. Qui il Disability Manager è spesso integrato nelle strutture di Diversity & Inclusion e opera attraverso audit interni, piani di accessibilità e partnership con organizzazioni specializzate.

Infine, le grandi aziende multinazionali – tra cui gruppi dei settori tech, automotive, pharma e servizi finanziari – rappresentano un punto di riferimento europeo grazie a politiche mature, programmi globali di inclusione, task force interne, investimenti in tecnologia accessibile e reti di dipendenti (ERG – Employee Resource Groups). Queste realtà hanno introdotto pratiche fortemente replicabili, come la formazione obbligatoria dei manager, la progettazione universale degli ambienti digitali, la creazione di sportelli di supporto personalizzati e l’utilizzo del Disability Manager come figura di governance trasversale.

La mappatura complessiva mostra dunque un ecosistema europeo dinamico, nel quale convivono modelli consolidati e innovazioni emergenti, offrendo un patrimonio di esperienze prezioso per definire linee guida comuni e promuovere una cultura dell’inclusione realmente condivisa

Raccomandazioni operative

Le raccomandazioni operative derivano dall’analisi incrociata tra la letteratura europea, i modelli implementati nei Paesi più avanzati e le esigenze emergenti nel contesto culturale, normativo e socio-produttivo contemporaneo. Per rendere il Disability Manager una figura realmente strategica all’interno delle organizzazioni europee, è necessario intervenire simultaneamente su diversi livelli: istituzionale, organizzativo, formativo e comunicativo. La prima raccomandazione riguarda l’elaborazione di una cornice europea condivisa, capace di definire il profilo professionale del Disability Manager, le sue competenze minime, le sue funzioni e gli standard qualitativi che dovrebbero essere garantiti nei vari Paesi membri. Tale cornice dovrebbe essere promossa attraverso linee guida della Commissione Europea e supportata da un sistema di certificazione o registrazione professionale riconosciuto a livello comunitario.

Un ulteriore ambito di intervento riguarda l’integrazione del Disability Manager nei processi di governance aziendale, con la definizione di un ruolo chiaro all’interno delle funzioni HR, D&I e della sicurezza sul lavoro. Affinché la figura sia davvero efficace, è necessario attribuirle un potere consultivo e decisionale riconosciuto, oltre all’accesso ai dati necessari per pianificare strategie di inclusione basate su evidenze. In parallelo, si raccomanda di sviluppare piani di accessibilità universale che coinvolgano il Disability Manager fin dalle fasi di progettazione degli ambienti, dei processi lavorativi e delle piattaforme digitali, seguendo il principio del Design for All.

Sul piano formativo, si propone la creazione di percorsi europei di formazione certificata, che includano competenze giuridiche, psicologico-organizzative, comunicative e tecniche relative all’accessibilità digitale e ambientale. Tali percorsi dovrebbero essere promossi in collaborazione con università, enti di formazione accreditati e reti internazionali di studiosi ed esperti di inclusione. Una formazione continua, obbligatoria e aggiornata, rappresenta un elemento chiave per mantenere elevata la qualità dell’intervento del Disability Manager.

Dal punto di vista comunicativo, si raccomanda di adottare strategie integrate di comunicazione interna ed esterna, che valorizzino il ruolo del Disability Manager come promotore culturale e facilitino la diffusione di una narrativa positiva sulla diversità. Le organizzazioni dovrebbero prevedere campagne periodiche, strumenti informativi chiari, canali di ascolto accessibili e programmi di sensibilizzazione rivolti ai diversi livelli aziendali.

Un altro elemento cruciale è la promozione di reti collaborative, sia interne sia esterne, che permettano ai Disability Manager di scambiare buone pratiche, costruire progetti comuni e partecipare a percorsi di aggiornamento professionale. È consigliabile che a livello europeo vengano sostenuti network formali, osservatori tematici o piattaforme digitali dedicate allo scambio di risorse e conoscenze.

Infine, si raccomanda di sviluppare sistemi di monitoraggio e valutazione che misurino l’impatto delle politiche di inclusione attraverso indicatori chiari, misurabili e comparabili a livello europeo. Solo attraverso un monitoraggio rigoroso e costante sarà possibile consolidare la figura del Disability Manager come leva strategica per la competitività, la sostenibilità e la responsabilità sociale delle organizzazioni europee.

Conclusioni

Le conclusioni della presente ricerca confermano l’importanza strategica della figura del Disability Manager nel contesto europeo contemporaneo, evidenziando come questa professione rappresenti un punto di snodo tra politiche, cultura organizzativa e innovazione sociale. L’analisi comparata dei modelli europei e la mappatura delle esperienze più significative mostrano chiaramente che l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità non può essere affidata a interventi sporadici, ma necessita di una governance strutturata, sostenuta da competenze specifiche, strumenti adeguati e linee guida condivise a livello comunitario. In questo senso, il quadro delineato dalla Strategia Europea sulla Disabilità 2021–2030 e dagli orientamenti della Commissione Europea costituisce una cornice fondamentale, ma ancora lontana dall’essere pienamente attuata nei diversi Stati membri.

Le evidenze raccolte confermano che i Paesi con una lunga tradizione in materia di reintegrazione lavorativa e di Disability Management – come Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia – ottengono risultati migliori in termini di accessibilità, equità e continuità occupazionale. Questi modelli, riconosciuti anche da istituzioni come ILO, OECD e FRA, mostrano l’importanza di sistemi integrati in cui il Disability Manager collabora con servizi pubblici, parti sociali, funzioni HR e reti territoriali. Tale approccio multidimensionale ha dimostrato non solo di favorire l’inclusione, ma anche di generare benefici economici e reputazionali per le organizzazioni, come confermato da numerosi report internazionali, tra cui quelli di Deloitte, Microsoft e IBM.

Al tempo stesso, la ricerca mette in luce la necessità di investire maggiormente nella formazione certificata, nella definizione di standard professionali comuni e nella costruzione di reti europee di Disability Manager, in grado di favorire lo scambio di buone pratiche e l’armonizzazione degli interventi. Anche la dimensione comunicativa emerge come un’area cruciale: la costruzione di una narrativa europea positiva sulla diversità, sostenuta da strategie di comunicazione interne ed esterne di qualità, si rivela determinante per consolidare una cultura organizzativa realmente inclusiva.

Infine, la ricerca evidenzia la necessità di rafforzare i sistemi di monitoraggio, valutazione e accountability, affinché i progressi in materia di inclusione siano misurabili, trasparenti e comparabili a livello europeo. Solo attraverso un investimento coordinato tra istituzioni, imprese e società civile sarà possibile consolidare il Disability Manager come figura chiave per il futuro del lavoro in Europa, garantendo un ambiente lavorativo più equo, competitivo e rispettoso dei diritti delle persone con disabilità, in coerenza con le indicazioni delle principali fonti europee e internazionali analizzate. 

Elenco Paesi UE (27) - norma principale sul lavoro e disabilità

Austria — Disability Employment Act (Behinderteneinstellungsgesetz); quadro complementare: Federal Disability Equality Act (Bundes-Behindertengleichstellungsgesetz). sozialministerium.gv.at
Belgio — quadro federale di non-discriminazione e strumenti di politica occupazionale (obblighi/quote e contributi gestiti a livello federale/regionale). (Riferimenti ufficiali e report UE). European Commission
Bulgaria — Persons with Disabilities Act / (precedentemente “Law on the Integration of Persons with Disabilities”); nuovo testo entrato in vigore nel 2019 (e strategie nazionali collegate). Nazioni Unite
Croazia — Act on Vocational Rehabilitation and Employment of Persons with Disabilities (norma centrale su collocamento, quote e incentivi). Nazioni Unite
Cipro — Law providing for Persons with Disabilities (es. Law No.127(I)/2000) e disposizioni speciali per reclutamento nel pubblico impiego. rm.coe.int
Repubblica Ceca (Czechia) — disposizioni dell’Employment Act (aggiornamenti recenti con obbligo quota — es. 4% per datori >25 dipendenti) e misure di inserimento/reintegrazione. mpsv.cz
Danimarca — quadro combinato: Act on Compensation for Disabled Persons in Employment (schemi di compensazione, flexi-jobs, reinserimento tramite servizi municipali). star.dk
Estonia — Equal Treatment Act (protezione contro discriminazione in ambito occupazionale) e Social Benefits for Disabled Persons Act per misure specifiche.
Finlandia — Non-Discrimination Act (1325/2014) (obbligo di adattamenti ragionevoli e tutela nel lavoro) e norme complementari su servizi di sostegno. ageing-policies.unece.org
Francia — Loi n°2005-102 (11 feb 2005) e normativa precedente su obbligo d’impiego (quota del 6% per datori con ≥20 dipendenti); Agefiph e regimi di contributo. disabilityin.org
Germania — Sozialgesetzbuch (SGB) IX (riabilitazione e integrazione professionale) e Allgemeines Gleichbehandlungsgesetz (AGG) per divieto discriminazione. OHCHR
Grecia — quadro basato su leggi quali la Law 2643/1998 (e successive modifiche): obblighi di quota per datori pubblici/privati e misure di sostegno/servizi. Publications Office of the EU
Ungheria — norme su diritti e pari opportunità delle persone con disabilità (varie leggi nazionali, es. Acts sugli ulteriori diritti; quadro di attuazione nazionale). migpolgroup.com
Irlanda — Employment Equality Acts (1998–2015) (obbligo di accomodamenti ragionevoli) e Disability Act 2005 per aspetti amministrativi/servizi. citizensinformation.ie
Italia — Legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili — collocamento mirato, categorie protette, quote).
Lettonia — quadro composto (leggi su assistenza sociale, definizione di disabilità e misure di integrazione; leggi sul lavoro che proibiscono discriminazioni e prevedono servizi di sostegno). providus.lv
Lituania — Law on Social Integration of Disabled Persons (testo recente/riordinato, tutela diritti e misure di integrazione lavorativa). natlex.ilo.org
Lussemburgo — legge quadro (es. legge del 1991 e successive) con quote differenziate (pubblico 5% ecc.) e sussidi/ADEM per assunzioni. European Commission
Malta — Persons with Disability (Employment) Act (Cap.210) e quadro di incentivi (Access to Employment Scheme, sussidi salariali ecc.). legislation.mt
Paesi Bassi (Netherlands) — Participatiewet (Participation Act, 2015) e relativo “Jobs Agreement” per posti per persone con disabilità; strumenti di sussidio e collocamento. business.gov.nl
Polonia — Act of 27 August 1997 on Vocational and Social Rehabilitation and Employment of Persons with Disabilities (normativa centrale su riabilitazione e obblighi). isap.sejm.gov.pl
Portogallo — Law 38/2004 (principi generali su prevenzione, riabilitazione e partecipazione) e misure specifiche per lavoro/integrazione. inr.pt
Romania — Law no. 448/2006 (protezioni e misure per promozione e integrazione; obblighi/quote per datori di lavoro e aggiornamenti recenti su adempimenti). Nazioni Unite
Slovacchia — quadro basato sul Labour Code, Social Assistance Act e norme su riabilitazione professionale; presenza di obblighi e misure di sostegno. natlex.ilo.org
Slovenia — Vocational Rehabilitation and Employment of Persons with Disabilities Act (e pacchetto di leggi settoriali: Equal Treatment, Equalisation of Opportunities, Employment Relations). euroblind.org
Spagna — Texto Refundido de la Ley General de derechos de las personas con discapacidad y de su inclusión social (Real Decreto Legislativo 1/2013, con successive modifiche e disposizioni su quota-riserva, accessibilità e sostegni). boe.es
Svezia — Discrimination Act (Diskrimineringslagen) 2008:567 — normativa quadro antidiscriminazione che copre la disabilità in ambito lavorativo; misure complementari e obblighi attivi del datore.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Documenti e fonti istituzionali europee

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Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) (2020). Becoming an Inclusive Employer in the EU.

Commissione Europea (2019). European Accessibility Act.

Consiglio dell’Unione Europea (2019). Council Recommendation on Access to the Labour Market for People with Disabilities.

Studi e report internazionali

International Labour Organization (ILO) (2020). Disability in the Workplace: Practices and Policies.

United Nations (2016–2023). UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities – Implementation Reports.

OECD (2021). Integrating People with Disabilities into the Labour Market.

Letteratura accademica e specialistica

Stone, D., Colella, A. (2020). A Model of Workplace Disability Inclusion. Journal of Management.

Shore, L. et al. (2018). Inclusion and Diversity in the Workplace: A Multilevel Perspective. Academy of Management Review.

Kulkarni, M. (2019). Disability Management and Inclusion Strategies in Global Organizations. Human Resource Management Review.

Buone pratiche aziendali

Microsoft (2020–2023). Accessibility and Disability Inclusion Reports.

Deloitte (2018). The Disability Inclusion Advantage.

IBM (2021). Global Disability Inclusion Strategy.

Dicembre 2025

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